DONNA DI PAROLA

Donna di Parola”, in collaborazione con Marcello Napoli (giornalista del "Il Mattino") è ispirata dall’incontro che l’artista Francesca Massa ha avuto con vari scrittori campani ed il suo bisogno di continuare a parlare della Donna, simbolo costante della sua “ricerca della verità”.

Fanno parte di questa esposizione Autoscatti stampati su tela e ridipinti con tecnica mista e meravigliosi e inediti scritti di autori campani di grande successo. Tutto questo ha dato il via a “Donna di Parola”e creato un connubio perfetto.

Gli Autori che partecipano ed hanno regalato magnifici inediti sono:

 

Mariano Baino

Maurizio de Giovanni

Felice De Martino

Diego De Silva

Gianluca Durante

Pino Imperatore

Peppe Lanzetta

Antonio Menna

Marcello Napoli

Andrea Volpe

 

Le tele e gli scritti sono ispirati alla “Donna di Parola” e nelle sue più svariate forme.

Alla dolcezza, alla sinuosità, alla seducenza, ma anche alla forza, alla prepotenza ed alla determinazione che l’essere femmineo può generare.

Alla difficoltà di sentirsi Donna sia in casa che nel mondo e all’importanza che, sia una donna che un uomo, dovrebbe dare alla PAROLA: La Parola data… il significato di una Parola…Ascoltare una Parola.

 

RECENSIONI

 

LE OPERE

Desideri Esauriti

 

Il cielo era zeppo di astri luminosi. La coppia era in riva al mare, in attesa che avvenisse qualcosa.

«Guarda: una stella cadente», disse lei.

«Sì», rispose lui distrattamente.

«Esprimiamo un desiderio?», propose lei. «Va bene», confermò lui senza entusiasmo.

Si concentrarono.

«Fatto?», domandò lei. «Fatto», annunciò lui.

Un attimo dopo, sulle loro teste precipitarono due meteoriti gemelli.

 

                                                                Pino Imperatore

 

ritratto di ombrellino con signora

 

 

quel parapioggia ha già picchiato un gatto,

era di una col cuoraccio nero,

e mio era il micio e ancora do di matto,

anche se in seta gloria è il semisfero.

 

prezioso, perché, dice l’antefatto,

un bell’incontro (casuale, invero)

visse sul tavolo dove issofatto

si disseziona. narro per intero:

 

fu con macchina detta da cucire

quell’incrociarsi. e quindi quel colore

di sciupato lillà oltre ogni dire.

 

sotto il diaframma, volta a mezzogiorno,

donna che per il più cavillatore

è bella che le basta il nulla intorno. 

 

                        Mariano Baino

"Ciao, ma cosa sei?", chiese il pesce incrociandola mentre costeggiava la spiaggia.

"Una ragazza", rispose lei.

"Guarda che non abbocco", ribatté lui. 

"Non sai cosa ti perdi", disse lei.

Il pesce si fece due conti.

"D'accordo", si decise, "voglio proprio vedere".

Le andò vicino, e lei con uno scatto se lo mangiò intero, in un solo boccone.

                            Diego De Silva

 

Tutte le coppie hanno un gesto

 

La moglie, la prima volta, si insospettì: lo vide vestirsi di punto, giacca, cravatta, per scivolare fuori di casa nel cuore della notte, senza una spiegazione. Rientrò silezioso all’alba, saporoso di caffè, con il volto fresco, e coi giornali sotto al braccio.

Lo aspettò in cucina, in vestaglia, seduta nervosa sulla sedia che guardava la porta, dopo ore a macinare dubbi.

“Dove sei stato?”, gli disse con la voce tremante. Lui capì subito, le sorrise, si fece incontro e senza una parola la accarezzò, con un gesto che era il loro gesto.

Tutte le coppie hanno un gesto.

Quello di Amilcare e Loredana era questo: lui le passava la mano nei capelli allargando le dita e toccando il cranio, come un pettine largo, poi arrivava alla nuca e la stringeva un po’, come si fa coi gatti, infine si fermava sul collo e lo riscaldava con la sua mano aperta, mentre lei piegava la testa e si prendeva tutta intera quella carezza.

Amilcare la tranquillizzò con il suo gesto e le disse: “avevo bisogno di aria, ogni tanto la notte mi succede”.

Lei decise di fidarsi.

L’amore è così, pensò. Un quotidiano atto di fede.

 

                                                          Antonio Menna

Ritratti di te, di me.



Un tanto di nero e di bianco; un cocktail di rosso, blu, giallo, tra milioni di pixel. 
Non basta la tecnologia,-“tra poco avremo migliaia d’occhi e resteremo al buio”-, per restituire l’immagine di come sono, come vorrei essere, apparire, di come vorrei essere guardata, amata, stimata, odiata, perché no?
Non basta il mosaico di lettere su carta d’avorio, il puzzle di “Si dice”, “Pensiamo che …”, per sentirmi donna, sirena, polena. 
Ci vuole molto di più per essere.
Mi sfioro, cerco l’intreccio di mani nella trasparenza dello specchio, il punto focale tra gli occhi, il telemetro interiore dell’Io, del Tu, cerco la frase guida, come un cri-cri, un vaticinio, come un portolano sicuro, come un filo teso tra l’hic et nunc, il qui e l’altrove, l’abisso e un abbraccio.
In finis trovo un po’ di me in te, in questo ectoplasma, questo nuvolo di seta tra l’avorio del viso, l’oro tra i capelli, in questo regno del poco e del tutto, dell’immaginazione e del cuore. 
In questa spiaggia di tempo e spazio che chiamo chartula, pagina, pelle e anima pulsante.

 

Marcello Napoli

 

‘Caso Aurora’

Tromsø, Norvegia

 

I granelli di sabbia scivolano verso il basso risucchiati dal foro che collega i bulbi di vetro.

«La seduta non è ancora terminata, detective. Continui a lanciare sguardi alla mia scrivania, perché?»

«La clessidra mi ricorda il numero 8.»

«Ti va di parlarne?»

«Non saprei da dove cominciare.»

«Proviamo dal significato.»

Sospiro. «L’otto indica l’equilibrio del cosmo. Otto sono le forze della natura che si ottengono dall’interazione tra Yin e Yang, come otto sono i raggi della ruota sacra buddista, ciascuno dei quali rappresenta un sentiero per la redenzione. Ruotato di novanta gradi, l’otto diventa il simbolo dell’infinito.»

«Otto come i bambini scomparsi.» Assottiglia lo sguardo. «Veniamo al significato che ha per te. Ha a che fare con l’indagine? La ragione per cui sei qui?»

«Non si tratta di me, doc. A meno che lei non riesca a cancellare i ricordi. Per quanto ne so, la terapia dovrebbe servire a riportarli a galla. Per me può lasciarli marcire dove sono.»

«Ho bisogno che ti sforzi di ricordare, o rischi di marcire con loro.» Si sporge in avanti. «Parlami di ciò che hai visto quella notte. La donna ha confessato, ma non dice dove li ha nascosti.»

Chiudo gli occhi. «Ero sotto l’effetto di qualche sostanza, perché barcollavo per il sentiero senza capire dove finisse il bosco e iniziasse l’aurora boreale che lo sovrastava. Ero circondato da una macchia indefinita come la tela di un quadro abbandonata sotto la pioggia...» La sequenza mi diventa chiara all’improvviso: «Solo quando ho abbassato lo sguardo li ho visti, lì per terra. Bianchi come spettri, piccoli come scoiattoli, privi d’anima come cadaveri... Mi è parso chiaro il loro ultimo pensiero:‘perché?’»

Rivivo in successione quanto è accaduto. Il colpo alla testa, la vista offuscata, il mio corpo trascinato sull’erba, la perdita dei sensi, il risveglio in ospedale, le domande impresse sul volto angosciato dei miei superiori: ‘sforzati di ricordare, detective... dove sono? quanti erano?’.

«Allora?»

L’ultimo granello di sabbia di posa in cima alla piramide del bulbo sottostante.

«Yin e Yang, doc. Tempo scaduto.»

                                                              Gianluca Durante

Oro e Velluto

 

Oro.

Oro, velluto.

Oro, velluto, morbido e colore.

Spruzzo.

Perché dall’oro e dal velluto viene la passione, sapete. Se ci si abitua, all’oro e al velluto, non si accetta di tornare al buio, allo sporco. Si difendono, l’oro e il velluto. Ci si batte per mantenere l’oro e il velluto nella vita, come se fosse quella la vita, l’oro e il velluto. E si pensa che il proprio valore, il sorriso, l’amore, si misurino con l’oro e il velluto. E si pensa che durino per sempre, l’oro e il velluto. Che non ci sia crisi in grado di cancellarli dalla vita. Quando arriva la tua donna e ti guarda strano, ti sorride di meno, tace sempre di più, tu pensi che sia per l’oro e il velluto. Che non sia per i tuoi silenzi, per il carattere che hai cambiato, perché sei tu che non sorridi più.E pensi che la stai perdendo, perché pensi di valere di meno. Per l’oro e il velluto che sono usciti dalla tua vita. E armi la tua mano. Contro di lei. E il suo sangue è rosso, come il velluto.

Spruzzo.

Sull’oro e sul velluto.

Su quel che rimane.

 

                                        Maurizio de Giovanni 

 

Una donna può avere mille facce. Rimane l’astuzia, sempre, anche nella donna più timida. La volpe, il colpo di coda, rappresenta bene ciò che può essere il gentil sesso. Un finto imbarazzo, la voglia di farsi guardare sempre. Francesca mostra il suo lato migliore, quello sinistro. Le pennellate sembrano essere veloci e decise. Una donna ti ama, ti odia e ti mette le ali. Basta capire come prenderla.

Ho sempre amato la schiena delle donne, credo che rappresenti bene quello che sono. Qui si mostra per la sua natura: un’artista.

Il giallo è un colore che mi ricorda sempre il sole, la luce in questa vita, quella luce che solo una donna può donarti… E magari, sperare in quell’amore puro, che ci conceda qualche posto in paradiso da condividere, anche in piedi.

 

                                         Andrea Volpe

 

L' ala


" Lei non voleva solo l'amore. L'amore e basta, ma qualcosa di più, qualcosa di vero che le coinvolgesse i sensi e le inumidisse il palato. Lei voleva la vita tutta intera per possederla con il suo sorriso accennato. Farla sua e volarci su. Dominarla. Allora colorò di verde il suo sogno e l'affidò ad una ala di leonardesca memoria, fasciata di solide nervature, compatta d'anima ma che nascondeva un sorriso timido e gentile. Animato di estrosa follia, apparve quel volto solo accennato e noi a guardarlo capimmo che il cammino ci apparteneva fanciullo. Vivo sentimmo allora in noi il desiderio di contemplarlo a lungo. Per capire in fondo che la verità non ci appartiene mai del tutto. "

                                                                                                                                                        Felice De Martino

 

Donne di parola

 

Donne col Burka.

Donne d'amore.


Donne di casa.

Donne madri.


Donne che rassettano pensieri e li mettono a posto.


Donne violentate.Stuprate da uomini balordi.


Donne del Chiapas, dei quartieri poveri di New Orleans.


Donne del Ghana, donne che vendono i loro corpi belli e tatuati da una vita sciagurata, donne infinite.


Donne alle sei di mattina,

donne alle tre di notte,

donne che lottano con gli spicci persi tra le mani,

donne che sanno tirare avanti e mai arrendersi,

donne forti,di cuore,

donne di parola.

 

                                                       Peppe Lanzetta