Mostra fotografica Agropoli

3/ 17 dicembre 2012 Palazzo delle Arti

L’Amore delle Anime

La fotografia di Francesca Massa

 

di Antonella Nigro

 

 

Francesca Massa, nei suoi studi fotografici, predilige l’analisi della figura femminile, un tema articolato che si carica di numerose sfaccettature, allegorie, citazioni. E’ un’indagine accurata che presenta immagini che sono immediate declinazioni di questo complesso mondo: la sposa, la figlia, l’amica, la madre, la modella. L’artista lavora spesso sul dettaglio e su alcuni rimandi essenziali quali l’ombra che diventa, a volte, la vera protagonista dell’opera. Tagliata ferocemente o accarezzata con dolcezza dalla luce, l’ombra si carica di valenze importanti e chiaramente interpretative dell’immagine proposta: insondabile abisso di un sentire femminile delicato e inquieto, momento di solitudine cercata, specchio del sé. Anche la più recente ricerca di Francesca Massa procede nell’approfondimento della tematica “donna” attraverso un nuovo ma perpetuo elemento: l’acqua. In quest’ultima ricerca misteriose creature, avvolte da leggerissimi veli, fluttuano armoniose: novelle naiadi sono magicamente ritratte, quasi sorprese, in una danza segreta e incantatrice e trascinano, con la loro malìa, l’osservatore in un mondo sconosciuto costruito sull’assenza del rumore, sulla mancanza del caos. E’ il silenzio la condizione privilegiata che predispone al prodigio, che apre il cuore alla rivelazione, che consente lo scambio tra l’umano e il divino. Un oblio nel quale, per assurdo, non si perde la latenza, la memoria, ma si ritrova il senso dell’esistenza proprio attraverso l’archetipo, attraverso il sacro, attraverso l’arcano presente in ognuno. Eccole, dunque, le temute e amate sirene, eccole coloro che danno la morte attraverso il canto, eccole le creature primordiali prive dell’anima alle quali non è possibile resistere. Sono loro, controverse bellezze, che accompagnano i defunti nell’Ade e li confortano con la loro splendida voce, sono loro capaci di amare fino al dolore, fino alla loro dissoluzione in spuma del mare. Magnifiche figlie della seduzione della Nereide e, al contempo, della dolcezza dell’Ofelia shakespeariana, entrambe perdute per sempre nel canto. L’acqua, simbolo del femminile per eccellenza, della vita, della creazione, della sacralità, della purificazione è anch’esso elemento duale poiché rappresenta anche l’annegamento, il diluvio, la morte. Una scelta, dunque, assai difficile nelle tematiche affrontate e nella loro realizzazione iconografica tesa, sempre, ad una rappresentazione cosmica ed universale dell’unione degli opposti. Quest’ultima osservazione, si può notare nell’attenzione che pone l’artista a non mostrare mai il volto delle sue creature marine, frequentemente confuso tra i ritmi cangianti dei veli o nascosto tra i gorghi risalenti e cristallini di moti impertinenti: fattezze e identità negate perché rappresentazioni dell’intera umanità celata nel mito. In queste letture rarefatte e sublimate dall’intangibilità dell’acqua e dal fascino della diafanìa, ritornano le suggestioni di Franco Fontana e dei suoi nudi affioranti in segmentazioni dorate che rendono i corpi simili a preziosi mosaici bizantini; di Andrè Kertèsz e del suo elegante Nuotatore,una delle fotografie più famose del Novecento; di Pietrzok Wolfgang e dei suoi studi attraverso lastre di vetro ove fondamentale è la tensione fotografica fra immagine nitida e indeterminata, tra impronta e trasparenza per donare ai corpi una leggerezza che ricordasse una danza. Per questo senso d’intangibilità, di sottile e astratta emozione, le immagini di Francesca Massa figurano e trapelano di un incanto definibile come “l’amore delle anime”, lo stesso titolo della famosa opera pittorica di Jean Delville, nella quale due splendide ed eteree figure intrecciano voli nell’antigravità soffusa e iridata.