La Sposa Messa a Nudo

Immagini

 

 

Introspezione di una sposa

Di Anna Maria Torre

Questa mostra si presenta con un nome accattivante “la sposa messa a nudo”, e non si può negare l’evidente legame con l’opera di Marchel Duchamp !il grande vetro! Iniziata nel 1914, conosciuta anche con il nome “la sposa messa a nudo dai suoi scapoli”. La premessa sull’artista del 900 mi è indispensabile poiché l’opera menzionata è piena di simbologia e il legame con il simbolo in questa mostra di Francesca Massa è fondamentale. La fotografia continua ad essere intesa per molti come mezzo di documentazione di un evento o di un qualcosa di cui bisogna conservane l’immagine. Ancora pochi ne percepiscono il valore simbolico, mancando ai molti quel livello immaginario che mette in relazione il simbolo con l’immagine e cioè, il simbolo è l’immagine. Ma il simbolo non si svolge in una sola direzione, ambiguo, bivalente, è nella dinamicità del pensiero che diventa immagine.Per dirla con una battuta, il simbolo è una forma di economia di comunicazione, in essa possono condensarsi più messaggi (tendenzialmente infiniti). E’ per questo che l’artista quando lavora si trova su una punta d’ iceberg, dove elabora dei discorsi simbolici, ma nello stesso tempo ha una parte affondante nel pensiero mitico e nell’inconscio.Francesca Massa, ha costruito un percorso d’ immagini-simbolo della sposa, che nella nostra tradizionale cultura rappresenta un momento fondamentale della nostra vita, lì dove solitariamente si scattano delle foto per ricordare un momento, a posto delle immagini, li dove si pensa di trovare un percorso della giornata di una sposa, ha visualizzato un messaggio, ha comunicato una condizione psicologica, ha affondato le radici in quell’alchimia misteriosa che è il regno della sposa.Il suo è un percorso di non facile interpretazione, dove i simboli si dispiegano a catena uno nell’altro, sono come dei frattali, a catena si legano via via fino a raggiungere gli anfratti + profondi dell’inconscio, fino al rimosso e lì ritrovare una nuova simbologia che ci permette di risalire a galla.In queste immagini non ritroviamo il solito sorriso per il momento di gioia che si sta vivendo, ma l’incontro con se stessa, con il sociale che ci circonda, con il detto senza spiegare, con l’ignoto mondo dell’altro senza aver prima incontrato il proprio mondo, c’è l’arcano camuffato dal dolce candore di un pizzo. C’è l’ignoto.E a cospetto dell’ignoto il solo mezzo che ci aiuta a vincerlo, è l’aggressiva bellezza della composizione, con cui si dispiega l’immagine, consapevole del suo significato simbolico in cui ognuno trova a seconda del suo luogo il proprio essere partecipe.

 

La sposa svelata

di Aldo Carrozza

La fotografia ammalia per il responso che esprime ogni qualvolta avviene lo scatto che cattura la luce sulla materia. Ammalia per il mondo inaspettato che svela. È questa la sua forza: la capacità di restituire qualcosa che sfugge all’occhio disarmato.

Ma dove cercare quel qualcosa da fotografare che lascia meravigliati ed esterrefatti? Forse nella realtà nuda e cruda o nell’organizzazione degli eventi, piccoli o grandi che siano? Questo è il dilemma che scioglie di volta in volta il fotografo, l’artista dell’attimo fuggente.

Francesca Massa, nonostante la sua giovane età, è già un’artista matura che ha deciso di lavorare sull’organizzazione della materia, dei corpi e degli accadimenti. Ella non è interessata al dato grezzo, primordiale, alla traccia silente. È invece portata verso l’azione corale. È artefice dualista: è Demiurgo davanti all’obiettivo, quando costruisce la statica e la dinamica della materia da fotografare; ed è Deus ex machina dietro l’obiettivo, quando coglie i tempi e le spaziature per azionare gli scatti. Per questo, è un’artista che lavora anche sulla costruzione di simboli ed allegorie.

L’ultima sua serie di scatti li ha dedicati ad un lavoro di costruzione e selezione con cui ha elaborato soluzioni estetiche pregevoli intorno alla forza simbolica del corpo femminile allorquando questo si fa portatore di una sintesi fulgida, fondante e sacrale: quando questo diviene il corpo della sposa. Il corpo della sposa è infatti portatore di sintesi misteriose e articolate che Massa ha deciso di svelare, per comprenderne la profondità. La sposa racchiude in sé la sua carica di bellezza, ma anche la sua forza di rottura tra il passato e il futuro, tra ciò che è stato e ciò che diverrà. La sposa è compiutezza dell’oggi e promessa del domani: è l’inizio della metamorfosi con il peso e il dolore dell’abbandono. Tutto questo è materia interessante per una lettura plurale sul tema.

Le opere migliori della serie sono senz’altro quelle in cui Massa ha saputo mescolare il dualismo tra la materia primaria e l’ombra derivata: tra la materia opponente del volto della sposa, che riflette fotoni di luce riverberata, che proietta ombre primarie e che modella espressioni, e le ombre derivate che quella materia, invece, cerca di coprire, di nascondere e rigare. La materia opponente è il corpo, è la forza della promessa, è la speranza della realizzazione del sogno. L’ombra derivata, prodotta dai veli, dagli ombrelli, dai pizzi, dalle pareti delle stanze, è invece la segnatura del corpo, la sua violazione, è il segno della perdita primigenia, è la trasformazione che non garantisce l’esito sperato della metamorfosi in atto. La sposa è la donna amante che si concede o la donna conquistata da possedere? È la donna che sarà madre o la compagna di vita? È la donna che prende marito o la ragazza che lascia i genitori? Massa solleva questi interrogativi e li risolve di opera in opera, di scatto in scatto: perché lascia aperta la molteplice configurazione della realtà, in cui la sposa è molto di più di un velo in un giorno di festa.

Se Vanessa Beecroft cattura, con i suoi scatti, quei corpi ai quali fa difetto il respiro dell’anima, perché questa è congelata nel rigore della rappresentazione scenografica della vita, Francesca Massa, invece, libera soluzioni psicologiche più profonde, che salgono dalle presenze consapevoli delle sue donne-spose, che guardano alla vita più che rappresentarla. Che guardano alla vita, imbibite di coraggio e di timore, per tracciarne i punti di svolta.

Forse, Massa, più che svelare il volto carnale della sposa togliendo e spostando i suoi veli, preferisce, inconsciamente, svelarne la fragilità umana, quale creatura che si concede allo sguardo indiscreto del mondo, pronto a festeggiarla ora per chiederle il conto poi, pronto a restituirle, dopo i clamori, la realtà in cambio dei sogni.